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Manifestazioni, Spettacolo, Teatro

Matilde: la donna che ho dovuto essere

30 Ago 15

Testo originale di Giovanni Federico

“Matilde: la donna che ho dovuto essere” è un testo teatrale che indaga sulla figura femminile più conosciuta del medioevo europeo. Di lei si conosce la bellezza, l’intelligenza, l’acume politico e la capacità di governo. E’ nota anche la sua  amicizia con il Papa Gregorio VII, che a detta dei suoi detrattori maturò poi in una relazione amorosa. In quest’opera teatrale incontriamo Matilde, consapevolmente vicina alla morte, rivedere se stessa e i personaggi che hanno rappresentato gli snodi più importanti della sua vita, in un dialogo fantastico dove sono rappresentati piuttosto i sogni e i desideri più intimi e celati che animano i protagonisti della vicenda, ora liberi di poter disegnare a capriccio il loro destino. Nel corso del monologo, talvolta interrotto dall’apparire dei personaggi più rappresentativi della sua
Vita che irrompono in scena come fantasmi del passato, Matilde ci rivela il suo più profondo e intimo destino di donna. Matilde di Canossa qui non è soltanto la donna che per dinastia, potere e posizione politica meglio può rappresentare l’eccellenza femminile, non solo la donna che poté determinare più degli imperatori e dei papi stessi le vicende della sua epoca. Più di tutto quello che di Matilde è noto, lo spettacolo si sofferma sulla sua Vita di donna, sui suoi rapporti personali: il contrasto emotivo con la figura paterna, il conflitto con il marito, il Gobbo, l’amore travagliato per suo cugino Enrico IV, il rapporto fondamentale con il suo precettore, il monaco Ildebrando di Soana, poi Papa Gregorio, non trascurando di indagare sul contrasto con la madre e il dolore della mancata maternità. Nel testo lo sguardo è “rovesciato”: in primo piano c’è la donna e sullo sfondo scorrono (quasi come persecuzioni prodotte da una mente tormentata) I dubbi sull’innocenza e la purezza della Chiesa, le domande sull’anima, il peso di un potere che lei sapeva di non poter esercitare come avrebbe voluto… la passione e la potenza degli ideali che fanno di lei, in pieno medioevo, la più significativa e moderna figura di leader politico. Il testo teatrale, opera originale scritta da Giovanni Federico, già impegnato nella scrittura di pièce teatrali a tema storico-religioso, nasce dall’incontro tra l’autore e l’attrice Francesca Ventura che qui magistralmente interpreta una Matilde che passa dal tormento all’estasi, dalla gioia alla collera, dal dolore al trionfo e ci trascina attraverso i suoi ricordi, nei sogni, negli amori, nelle gioie e nei desideri della figura femminile più importante del nostro medioevo, una donna che mette a nudo se stessa, priva del condizionamento della Storia cui, per tutta la vita, ha dovuto obbedire in un eterno conflitto tra desiderio di libertà e obbedienza ai doveri. La Regia di Emanuela Bonetti conduce e accompagna la recitazione con mano sicura, sottolineando i cambi emotivi con tagli di luce improvvisi, con le magiche apparizioni dei personaggi, fantasmi della mente rinchiusi in arazzi che appaiono e scompaiono, e a tratti squarciano le scene eleganti e austere di Miryam Jacomini. I costumi sono opera di Rosanna Grassia.

Lo spettacolo ha debuttato in anteprima nazionale, con enorme successo, al Palazzo Bourbon del Monte di Sovana, città natale di Gregorio VII, nel corso della rassegna Sovana in Arte 2015.

DURATA DELLO SPETTACOLO 60’
Con la gentile partecipazione, in video, di:
Fausto Morciano, come Papa Gregorio VII e Enrico IV
Giacomo Rosselli, come Papa Leone
Emanuela Bonetti, come Madre di Matilde
Video proiezioni Giacomo Spaconi, regia F.Ventura
Disegno luci, Emanuele Cascione


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